mercoledì 6 agosto 2008

GLI ATLETI ITALIANI ESPRIMANO UN SEGNO DI DISSENSO A PECHINO

di Raffaele Bruno (Presidente di Vento del Sud)

Questa volta mi schiero a favore del ministro della
Gioventù Giorgia Meloni e a Gasparri nel chiedere agli
atleti italiani qualche segno di dissenso dai Giochi
olimpici celebrati in Cina, un Paese indegno di partecipare
alla vita sportiva degli altri, figuriamoci ad organizzare
un'Olimpiade!

Le Olimpiadi a Pechino non si dovevano fare . La maggiore
responsabilità ricade perciò sul Cio, il supponente
Comitato olimpico. Ma questa decisione miope ed interessata
è passata sotto silenzio, hanno taciuto le grandi
democrazie occidentali che avevano il dovere di esprimere le
gravissime ragioni che consigliavano di porre almeno delle
condizioni, alzare il tiro delle richieste. I capi comunisti
cinesi ripetono che le Olimpiadi non devono essere
politicizzate. Chi riceve tale onore, invece, e ne ricava
profitti, visibilità e ripulitura dell'immagine, non
può censurare i giornalisti, silenziare internet,
continuare a torturare e ammazzare. Dopo tanta efferatezza,
dopo le repressioni del popolo Tibetano, la Birmania e le
migliaia di esecuzioni di massa, è ora arrivato anche il
terrorismo.

Il nostro governo fa male a partecipare alle Olimpiadi di
Pechino con un proprio ministro (Franco Frattini) in
sostituzione del premier Silvio Berlusconi. Sembra che la
decisione (sbagliata) sia ormai improrogabile. Ci rimangono
solo gli atleti italiani, che sperano che non seguano i
consigli del pugile Carmelo Russo che ha dichiarato che non
gli dà fastidio gareggiare in quel Paese. Noi abbiamo
condannato e condanniamo il comportamento del governo cinese
e avremmo voluto che le Olimpiadi non si tenessero a
Pechino.


Raffaele Bruno

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