giovedì 1 marzo 2012

CHIOSTRI A NAPOLI: UN IMMENSO PATRIMONIO NASCOSTO (di Raffaele Bruno)

CHIOSTRI A NAPOLI: UN IMMENSO PATRIMONIO NASCOSTO! (di raffaele Bruno)

  Un chiaro segno della insensibilità verso i beni culturali, artistici e storici  napoletani è rappresentato dal degrado in cui versano diversi dei 56 chiostri esistenti nel centro storico. Molte delle strutture, pur essendo di grande pregio sono vietate al pubblico. Di questi 24 sono situati all'interno di fabbricati religiosi, 22 all'interno di edifici pubblici e 10 all'interno di immobili di proprietà privata. La maggioranza dei chiostri sono da sempre sottratti al pubblico godimento di turisti e cittadini in quanto si nascondono dietro le cortine dei vicoli: unici spazi aperti in un tessuto prico di pause. Si pensi alla serie di chiostri del Convento dei Padri teatini, ubicato alle spalle della chiesa di San Paolo Maggiore a piazza San Gaetano, o allo stupendo chiostro di San Gregorio Armeno, visitabile con difficoltà, oppure a quello stupendo dei Gerolomini. Molti chiostri collocati  all'interno di strutture pubbliche presentano caratteristiche  di parziale agibilità, mentre i chiostri annessi alle strutture religiose o private sono parzialmente o del tutto inagibili. quasi tutti i chiostri  partenopei sono di grande valore artistico e monumentale, ma poco conosciuti e valorizzati. Il maggiore e più conosciuto, sia in Italia che all'estero, è senzaltro il famoso chiostro di Santa Chiara, straordinario esempio di decorazione maiolicata, progettato da Antonio Vaccaro ed eseguito dai ceramisti napoletani Giuseppe e Donato Masso nella metà del Quattrocento. Bellissimi sono anche i chiostri di Santa Caterina a Formiello, quelli di Sant'Andrea delle Dame e santa Patrizia, il chiostro del Gesù vecchio, quello dei Santi Severino e Sossio, Sant'Agostino alla Zecca a Forcella. Vi è da augurarsi che tutti i chiostri napoletani  siano curati e valorizzati ed aperti alla fruizione del pubblico. I napoletani non possono consentire ad alcuno che una parte così rilevante del loro patrimonio  artistico e storico rimanga nascosto, sconosciuto ai più e non valorizzato, rischiando che sia irrimediabilmente perduto.

Raffaele Bruno

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