sabato 12 giugno 2010

BRUNO (MIS COPN RAUTI): TASSARE LE BANCHE, GLI IMPRENDITORI SUPERCAPITALISTI E LE GRANDI TRANSAZIONI FINANZIARIE SPECULATIVE!


COMUNICATO STAMPA
 BRUNO (MIS COPN RAUTI): TASSARE LE BANCHE, GLI IMPRENDITORI SUPERCAPITALISTI E LE GRANDI TRANSAZIONI FINANZIARIE SPECULATIVE!
   Sull'argomento il Vice Segretario Nazionale Vicario e Responsabile del Dipartimento per le Politiche del Mezzogiorno del Movimento Idea Sociale con Rauti Raffaele Bruno ha dichiarato: 
 
   "Non mi sembra affatto giusto che a pagare i costi della manovra finanziaria, decisa in segiuto alla crisi economica in atto, siano soprattutto i soliti poveri lavoratori pubblici. Il MIS con Rauti contesta duramente questa manovra decisa dal Governo Berlusconi che è ingiusta, non solidale, senza riforme e che deprime quella poca crescita che si era intravista nel Paese. I sacrifici si chiedino ai grandi imprenditori, alle banche e si tassino le transazioni finanziarie a scopo speculativo. E' ingiusto e sbagliato prendersela  coi lavoratori dell'area pubblica, tagliando i contratti per i prossimi tre anni e riducendo gli organici, a partire dai lavoratori precari, sempre più bistrattati e offesi nella loro dignità"! 
Roma, 12 giugno 2010                                    L'Addetto Stampa del MIS con Rauti 
 

venerdì 11 giugno 2010

I germi e gli effetti della disUNITA' (di Umberto Franzese)


 
                                                                              

 

I  germi e gli effetti della disUNITA'

di Umberto Franzese 

    Al nord gli Asburgo, al Sud i Borbone: Nord e Sud si fondono tra Borbone e Asburgo. Con Maria Carolina e Ferdinando I, con Maria Clementina e Francesco I, con Maria Teresa Isabella e Ferdinando II.

Matrimoni regali, matrimoni politici. Per rinvigorire l'impero gli Asburgo concretizzano il loro dominio con le annessioni delle maggiori corti europee. Maria Teresa d'Austria, tenendo fede al detto - "bella gerant alii, tu felix Austria, nube !"- in queste gratificanti faccende era un'abile ricamatrice. La linea politica napolitana seguiva tale direttrice. Non se ne discostava più di tanto. Gli Asburgo avevano così allargato i loro confini, oltre che all'abile politica matrimoniale, grazie anche al Trattato di Rastadt che regolava la successione al trono alle donne in mancanza di eredi maschi. L'imperatore riuniva in sé i titoli di arciduca d'Austria, re di Boemia e d'Ungheria. Caposaldo di questa unione di Stati era la religione cattolica di cui i più ferventi praticanti erano i popoli di lingua tedesca. E' grazie a Maria Teresa, dopo anni di rivalità, che l'Austria si riavvicina alla Francia. La sovrana, con piglio autoritario, accresce la centralizzazione dello Stato per mezzo di una Corte dei conti, di un Tribunale monarchico e di un Direttorio dell'Interno che controlla l'Amministrazione dei vari stati. L'Austria introdurrà, dopo il 1870, una serie di riforme che si esplicò in campo sociale e religioso per l'uguaglianza di tutti i sudditi davanti alla legge e, conseguentemente, piena tolleranza per tutti i culti  non cattolici. Sarà la rivoluzione francese a scompaginare l'autoritarismo illuminato dei sovrani austriaci e ad avere pesanti strascichi anche a Napoli.

Dopo la decapitazione della regina di Francia, Maria Carolina, piagata nel corpo e nella mente, giurerà di vendicarsi fino alle estreme conseguenze della morte della sorella Maria Antonietta. La regina di Napoli subì un trauma così forte che il suo essere ne rimase fortemente disturbato. Cambiò totalmente il suo comportamento, il modo di porsi nei confronti persino dei più blandi protagonisti del verbo riformatore o rivoluzionario. Aveva inizio quel clima di sospetto, di diffidenza, di sfiducia che avrebbe incrinato profondamente i rapporti tra la monarchia e le classi più evolute.

 

2)

 

Il Napoletano e tutto il Mezzogiorno furono sconvolti dalla rivoluzione  imposta delle truppe francesi al comando dello Championnet. La Francia del 1789 fece la più grande rivoluzione di cui ci parli la storia. Non vi era rivoluzione, che volendo tutto riformare, aveva tutto distrutto. "Si eresse in Napoli un tribunale rivoluzionario il quale procedeva cogli stessi principi e colla stessa tessitura di processo del terribile Comitato di Robespierre".

E' grazie a quei semi sparsi nel 1789, che nel mondo si sono succedute le più sciagurate rivoluzioni: le guerriglie sudamericane e africane; la rivoluzione femminista e quella dei costumi sessuali; la Comune di Parigi; la rivoluzione cinese di Mao e quella cubana di Castro; la rivoluzione russa del 1917. E' una rivoluzione infinita che continua da più di duecento anni e che non si sa quando finirà. Una rivoluzione che ha prodotto controscosse spesso estremistiche come i moti monarchici della Vandea del 1793; la Restaurazione del 1815; il brigantaggio a seguito dell'invasione garibaldina e piemontese del 1860; il fascismo degli anni venti; il nazismo degli anni trenta. Cambiò un mondo. Gli uomini si videro imposte leggi che non intendevano e che presero a odiare. Leggi catapultate sulle punte delle baionette o scaturite da assemblee di filosofanti. Si finse di chiamare il popolo ad esprimersi su trattati e sulla costituzione. Si imbastirono falsi plebisciti. Si fece credere al popolo che poteva essere artefice del proprio destino e gli si impedì di esplicare le proprie idee, i propri pregiudizi, i propri costumi, le proprie credenze, i propri bisogni. Una costituzione va bene se prodotta dal popolo stesso e non se imposta colle armi del nemico.

Fu detto: "Se sono giacobini mandateli in Francia, ne ritorneranno realisti". Intanto nella strade di Napoli circolava una efficace canzonetta: " E' venuto lo francese cu nu mazzo d''e carte mmano: liberté, egalité, fraternità, tu arruobbe a me, io arrobo a te".

A sostenere la causa di Maria Carolina e di Ferdinando IV, erano i capipopolo Michele Pezza detto Fra' Diavolo, Sciarpa nel Cilento, Pronio negli Abruzzi, i fratelli Mammone nel Frusinate. A questi controrivoluzionari che furono chiamati sprezzantemente "briganti", si aggiunsero nell'Italia postunitaria, le "brigantesse" che condivisero con i loro compagni, specie nelle campagne, disagi e stenti.

 

 

 

3)

 

Si chiamavano Serafina Ciminelli, Filomena Cianciarulo, Maria Rosa Marinelli, Chiara De Nardo, ma avevano anche nomi come Ciccila, Mineca, Luciella, Chiarina,

Ngiulina, Nannina, Rusella. Tutte o quasi tutte finirono tragicamente a testimonianza della "civiltà"sulla "barbarie". Grazie a queste atrocità nasceva l'Unità d'Italia. Il Paese veniva consegnato ad un Savoia, che proprio italiano non era. Lo erano di certo i Borbone che regnavano senza far danno ad alcuno, protetti da un  lato dall'acqua santa e dall'altro dall'acqua salata. Alla fine della 2^ guerra mondiale fu istituito dagli "alleati", per i crimini di guerra, il Tribunale di Norimberga, quale tribunale fu istituito per i "Padri della Patria?". "Per l'unificazione italiana fu commesso molto male", ebbe a dire Luigi Sturzo .

E Vittorrio Messori: "Di questa nostra unità nazionale conosco bene i risvolti non edificanti".

Fossero esistiti gli Asburgo al nord e i Borbone al Sud l'eredità trasmessa oggi ai leghisti e ai sudisti, sarebbe stata certamente meno tragica e rivoltante.

Quel consenso plebiscitario che non fu raggiunto nel 1861, mancando l'adesione, l'approvazione della Chiesa, si concretizzò nel 1929 con i Patti Lateranensi, grazie al Fascismo che "non fu un movimento nichilista e non si impose alle masse popolari inermi. Esso, invece, si affermò come portatore di un atteggiamento mentale che fondeva pensiero colto e pensiero popolare e costituiva la base della sua ideologia e della sua cultura. Tale consenso, intorno all'Uomo della Provvidenza, fu la sacralizzazione della politica.

L'Italia si disunì, si spaccò in due nel 1916, tra interventisti e neutralisti, in quella che finì in una vera e propria mattanza di una intera generazione. Cinque milioni e più di reclutati passarono nelle trincee. Poco più di metà i renitenti alla leva. Duecentomila i condannati per reati commessi in divisa, quindicimila i condannati all'ergastolo, quattromila i giustiziati su verdetto pronunciato da giudici in divisa.

Dopo la vittoria il Paese si divise: da una parte i rossi e dall' altra i neri.

E furono gli anni del consenso. "Un consenso che diventò sempre più effettivo e vasto via via che invece di politicizzarsi, si depoliticizzava e affondava le sue radici nel mito di Mussolini e dell'Italia finalmente in cammino" "Solo la fede smuove le montagne non la ragione" Per correggere "secoli di decadenza politica, militare, morale, bisogna creare la classe dei guerrieri, la classe degli inventori, la classe dei giudici, dei grandi

 

 

4)

 

capitani d'industria, dei grandi esploratori, dei grandi governatori". Non fu questo o lo fu soltanto in parte, ma per la prima volta nel corso della sua storia, dopo "Roma caput mundi", il popolo italiano fu un'anima sola, un corpo solo, una mente sola. "O Patria mia, vedo le mura e gli archi e le colonne e i simulacri e l'erme torri degli avi nostri, ma la gloria non vedo, non vedo il lauro e il ferro ond'erano carchi i nostri padri antichi". "Come cadesti o quando da tanta altezza in così basso loco?".

Cademmo. Noi diventammo ora tedeschi, ora inglesi, ora americani, ora francesi; noi non volevamo più nulla, noi non eravamo più nulla. Ancora una volta l'Italia si disunì, si spaccò in due: da una parte i badogliani dall'altra i repubblichini.

sabato 5 giugno 2010

BRUNO (MIS CON RAUTI) IN VISITA NEL QUARTIERE SCAMPIA: ABBATTETE SUBITO LE VELE DI SECONDIGLIANO!

COMUNICATO STAMPA
BRUNO (MIS CON RAUTI) IN VISITA NEL QUARTIERE SCAMPIA: ABBATTETE SUBITO LE VELE DI SECONDIGLIANO!
Questa mattina il vice segretario nazionale vicario del Movimento Sociale con Rauti e responsabile del Dipartimento per le Politiche del Mezzogiorno Raffaele Bruno, unitamente al segretario provinciale della Federazione di Napoli Vittorio Lamberti ed alcuni militanti e dirigenti del Partito sono stati in visita alle ultime quattro vele rimaste, nella quali vivono ancora 120 famiglie in condizioni allucinanti. Sull'argomento Bruno ha dichiarato: 
   "Chiedo al sindaco di Napoli e al Presidente della Regione Caldoro di provvedere immediatamente all'abbattimento delle ultime quattro vele rimaste e alla sistemazione delle 120 famiglie che ancora vi abitano in condizioni di estremo degrado, con immondizia dissemimata ovinque, la criminalità e lo spaccio di droga che imperano e con bambini efamiglie esposte ad ogni pericolo. Le vele di Secondigliano rappresentano un allarme sociale ed una vera vergogna per tutti. E' giunta l'ora che si ponga fine a questo vero e proprio scandalo"! 
Napoli, 5 giugno 2010                                           L'Addetto Stampa del MIS con RAUTI 

sabato 29 maggio 2010

MUSSOLINI (di Pino rauti)


L'opera di Pino Rauti è un opuscolo leggibile in due-tre ore molto sobrio ed appassionante. Si tratta di una ristampa della stessa opera di Rauti pubblicata per la prima volta oltre trent'anni fa quando parlare di Mussolini e Fascismo era ancora un tabù e un argomento troppo scottante in quanto i ricordi della guerra erano vivissimi nella memoria di milioni di italiani. Il tono coinvolgente dell'opera stuzzica la fantasia del lettore che vive quasi in prima persona il racconto della vita del Duce immedesimandosi nel personaggio. Alla scoperta della vita del Duce, dal Benito bambino all'uomo coraggioso della RSI passando per l'emigrazione in Svizzera e i periodi in carcere; l'ascesa del fascismo al potere e il suo cammino verso il totalitarismo. Il dramma del 25 luglio e la dissoluzione in un baleno delle istituzioni che avevano caratterizzato il Ventennio, quasi a testimoniare come il Fascismo sia nato e morto con Benito Mussolini. Non parla nè del 28 aprile, nè di Piazzale Loreto, quasi a voler cancellare quei ricordi facendo solamente intuire la morte del Duce.
Un'opera che sicuramente vale la pena di leggere e che in poche pagine ha un contenuto di molto superiore a quello di molte opere dei giorni nostri.

lunedì 17 maggio 2010

L'IDENTITA' SOCIALPOPOLARE: RAGIONI E PROSPETTIVE DI UNA BATTAGLIA TUTTA DA COMBATTERE!


"L'IDENTITA' SOCIALPOPOLARE: RAGIONI E PROSPETTIVE DI UNA BATTAGLIA TUTTA DA COMBATTERE"!
 
di Raffaele Bruno

I conflitti politici sono oggi scaduti a rango puramente spettacolari. I confronti, sia tra uomini che tra le linee direttrici delle idee, della condizione del vivere sociale e della concezione dell'uomo, del mondo e dello Stato, non si producono spesso su contenuti reali, ma si limitano alla facciata e al "trucco estetico".
I rappresentanti del popolo sono solo preoccupati di bene apparire. Parlano forse molto, ma dicono poco, generalmente niente. Né sono preparati sul programma da difendere, tanto non serve, poiché forse nessuno gliene chiederà mai conto. Se si ascolta un esponente di centrodestra o di centrosinistra in televisione in campagna elettorale, si fa fatica a distinguere le loro appartenenze partitiche, tanto è l'omologazione e l'appiattimento esistente. Sicché i portatori del nuovo, a sinistra come a destra, sono quasi sempre degli ideologi isterici, vuoti, incartapecoriti, lasciati indietro dalla realtà , che è complessa e con problemi nuovi ed epocali da affrontare.
Noi crediamo che sia giunta l'ora di spezzare questa demenziale spirale e di rimboccarci le maniche. Lo si può fare in un modo nuovo di intendere la politica, inserendo "idee-forza" nel fango del pensiero debole e sempre più globale", ricorrendo al buon senso e alla lucidità, interessandoci oculatamente e con serietà e impegno dei problemi che ci toccano da vicino.
L'identità socialpopolare è già delineata attraverso i suoi punti cardini della visione etica dello Stato, con l'intento di realizzare uno Stato nazionale del Lavoro che si basi sulla partecipazione sociale e corporativa e sulle relative rappresentanze politiche e la sua amministrazione. Difendendo la dignità del lavoratore, contro le privatizzazioni selvagge dei servizi essenziali che devono rimanere sotto il controllo dello Stato, difendendo i valori dello spirito e della Tradizione dei valori. Poiché le radici profonde non gelano mai. Vogliamo, inoltre, apportare sostanziali correttivi legislativi in termini sociali dell'economia capitalistica di mercato, la conseguente retrocessione ulteriore e l'emarginazione definitiva delle economie deboli che caratterizzano taluni aree del nostro Paese, in particolare il Mezzogiorno.
Dall'ansia della ricerca di rinsaldare e rendere patrimonio comune la linea politica socialpopolare per uscire dal capitalismo selvaggio e dalla spirale che vorrebbe ridurre (come abbiamo spesso detto) il mondo solamente ad un supermercato in cui l'uomo viva soltanto per produrre e consumare e per combattere quello che definiamo il sistema sociale a "doppio binario", come esiste drammaticamente in America. Basta qui ricordare appena le conseguenze dell'applicazione della cosiddetta deroga "di soglia" all'articolo 18, la realizzazione di una medicina privata (di tipo assicurativo) da affiancare al Servizio Sanitario Nazionale), proposta che emerge ricorrentemente, l'incentivazione del sistema scolastico ed universitario privato a discapito di quello pubblico. Più in generale, insomma, si ha la sensazione (o la certezza) che con l'appannarsi della sensibilità riformista nelle classi politiche sono le ragioni della contabilità a dominare il campo e, nello specifico, a rimodellare quello Stato sociale che rischia di scomparire del tutto se non lo si difende con i denti.
Nelle regioni del Sud d'Italia le condizioni di partenza dello stato sociale (oggi detto welfare) accusano pesantissimi ritardi rispetto al resto del Paese, stimato nell'ordine del 45 - 50 per cento della spesa sociale, pari a 170 euro pro - capite, restando inferiore al valore nazionale di quattro punti. Non solo, ma la quota di spesa sociale risulta in relazione inversa rispetto alla capacità fiscale dei singoli comuni, così come emerge da una recente indagine del Cer Centro Europeo di Ricerca). In particolare, il 72 per cento della popolazione meridionale risiede in comuni a capacità "bassa" o "molto bassa" del livello di qualità della vita e solo il 4 per cento in quelli a capacità medio alta. Non è dunque un pessimismo di facciata ritenere che i valori della marginalità sociale delle aree più deboli, dal punto di vista dell'imposizione fiscale, possono ulteriormente ampliarsi nel corso di una interpretazione non solidale del progetto federalista, da molti ancora sottovalutato nelle sue conseguenze sul piano dello sviluppo e della modernizzazione della nostra società. La radicale modifica del Titolo V della Costituzione, che ribalta la potestà legislativa dello Stato a favore delle Regioni, produrrà conseguenze a cascata sull'organizzazione dei principali servizi sociali (altre che sull'organizzazione della produzione e del territorio).
Le prospettive per l'affermarsi nella società delle ragioni social popolari consistono anche nella volontà di riconoscere la potenzialità che il Mezzogiorno può avere quale "riserva strategica" per l'alternativa all'attuale modello politico e culturale, che è da definirsi "modello perverso".
Il Mezzogiorno, di cui lo scrivente si occupa particolarmente, seguendo le vicende da giornalista e combattendo ogni giorno in piazza la battaglia per la dignità della sua gente da militante socialpopolare, è oggi minacciato da gravissimi processi di "omologazione" volto a sovvertire i tanti valori che ancora e nonostante tutto (e tutti) resistono in termini di usi, costumi e tradizioni per giungere - da parte del mondialismo e del liberal-capitalismo - a nuovi modelli comportamentali e a scelte di consumo funzionali al ruolo gregario e subalterno del Mezzogiorno come area di mercato dipendente delle multinazionali, da quelle del sistema capitalistico ed alto-finanziario.
Partendo dalla nostra concezione organica della vita, dalle vocazioni territoriali, dalla storia e dalla cultura tradizionale di queste nostre terre, come dalle condizioni socio-economiche - occorre, invece, rilanciare una politica chiara e coraggiosa che sia di stimolo per chi vuole combattere contrapponendosi alla presenza assistenziale e clientelare del regime e per spazzare via il ciclo tuttora vigente nelle regioni meridionali dal sistema partitocratico corrotto: emergenza - assistenza - consenso.
C'è tanto da fare, insomma, per opporre una reale politica di presenza, di informazione e di denuncia che possa limitare in misura apprezzabile lo squallido "voto di scambio" clientelare, ancora esistente in molte zone del Sud. C'è tanto da fare anche per il recupero della dignità meridionale (al di là di qualsiasi piagnisteo dei meridionalisti di mestiere e da salotto e dall'assistenzialismo fine a se stesso) per riaccendere le speranze spente nella lunga attesa di rientro dal degrado e dall'emarginazione. Anche sulla scia della scoperta, la tutela, la valorizzazione e la promozione della identità locale del Mezzogiorno, affinché sia posto nelle condizioni di poter competere in moltissimi segmenti significativi con la globalizzazione in atto. Una identità dalle molte facce, dalle molte potenzialità: dalla cultura alle tradizioni popolari, ai beni artistici, storici, architettonici ed ambientali, al turismo, alla pesca, all'agricoltura, all'agrindustria, all'artigianato, al commercio, ai servizi ed altri settori.
Per la sua posizione strategica, il Sud, anche per il suo rapporto armonico con il mare, potrebbe avere, se si saprà dotare di dinamismo nelle sue istituzioni economiche e dirigenziali, la sua grande occasione di rilancio nell'ambito del Mediterraneo. Le novità introdotte dalle recenti leggi di modifica costituzionale offrono agli organi di governo delle Regioni una certa autonomia politica nel campo dei rapporti internazionali e transnazionali, ma tutto ciò non potrà bastare da solo. Occorrerà realizzare una burocrazia colta ed efficiente ed una classe politica capace di dotarsi di strumenti di analisi sofisticate e di competenze diplomatiche qualificate. Ma prima bisogna realizzare le infrastrutture adatte al processo di ripresa, abbattere la burocrazia asfissiante, investire in sicurezza e giustizia, incoraggiare l'impresa ad investire nel Mezzogiorno attraverso incentivo e sgravi fiscali per chi da lavoro ai disoccupati che sono quattro volte quelli esistenti nel Centro nord.
Un'intellighenzia autenticamente interessata a sperimentare l'incontro con realtà diverse e consapevoli nel volere promuovere relazioni privilegiate con i Paesi in via di sviluppo di tutto il Mediterraneo attraverso l'istituzione di quel Mercato comune che già abbiamo proposto in diversi convegni e delineato nel suo progetto complessivo.
La promozione di un'area di libero scambio mediterraneo potrebbe produrre vantaggi autentici se il Mezzogiorno saprà trasformarsi in uno spazio economico integrato in tutte le sue funzioni, embrione di una vera e propria comunità sociale e politica. La soluzione dei problemi, quelli dell'inera Italia e del suo Sud, tornano nelle mani di chi come noi si predica l'ingresso delle competenze nelle scelte politiche, anche attraverso la restituzione al Sud di quanto gli appartiene di diritto in termini di ruolo, di economia, di socialità e d' identità culturale, di rispetto delle specificità, di solidarismo comunitario e d'integrazione nazionale (ed europea) che è l'esatto contrario come dell'attuale sua "subalternità", così come della sua "omologazione".
Questo potrebbe essere uno dei campi nei quali potremmo darci nuove tensioni ideali, nuove motivazioni di battaglia politica, nuovi grandi e affascinanti impegni, nuove ragioni e prospettive politiche. A partire proprio dalla qualità e dall'intensità della nostra presenza nel Mezzogiorno che può rappresentare una "riserva strategica" di impegno per rinsaldare la nostra area nazionale, popolare e sociale.

sabato 15 maggio 2010

BRUNO (MIS CON RAUTI): L'INFERMIERA MARIA TERRAE' STATA ASSASSINATA DAL SISTEMA DI MALAFFARE E SFASCIO CHE ESISTE IN CAMPANIA!-



 

COMUNICATO STAMPA
 BRUNO (MIS CON RAUTI):  L'INFERMIERA MARIA TERRACCIANO E' STATA ASSASSINATA DAL SISTEMA DI MALAFFARE E SFASCIO CHE ESISTE IN CAMPANIA!
   Sull'aargomento il Vice Segretario Nazionale del MIS con Rauti e Responsabile del Dipartimento per le politiche del Mezzogiorno Raffaele Bruno ha dichiarato: 
   "L'infermiera napoletana Maria Terracciano di 45 anni, morta perché ha messo in atto una protesta estrema, facendosi prelevare ogni giorno 150 millimetri di sangue fino a quando non fossero pagati gli stipendi ai dipendenti dell'Asl Napoli 1, è vittima di 15 anni di malgoverno della sinistra in Campania e del sistema di malaffare e sfascio che esiste in questa regione. Si vergognino tutti i politicanti di regime e la classe dirigente inetta che hanno fatto sì che questa donna diventasse il simbolo di chi per farsi ascoltare e sopravvivere deve arrivare a togliersi la vita". 
Napoli, 15 maggio 2010                                          L'Addetto Stampa del MIS con Rauti 

BRUNO (MIS CON RAUTI): L'INFERMIERA MARIA TERRAE' STATA ASSASSINATA DAL SISTEMA DI MALAFFARE E SFASCIO CHE ESISTE IN CAMPANIA!-

COMUNICATO STAMPA
 BRUNO (MIS CON RAUTI):  L'INFERMIERA MARIA TERRAE' STATA ASSASSINATA DAL SISTEMA DI MALAFFARE E SFASCIO CHE ESISTE IN CAMPANIA!
   Sull'aargomento il Vice Segretario Nazionale del MIS con Rauti e Responsabile del Dipartimento per le politiche del Mezzogiorno Raffaele Bruno ha dichiarato: 
   "L'infermiera napoletana Maria Terracciano di 45 anni, morta perché ha messo in atto una protesta estrema, facendosi prelevare ogni giorno 150 millimetri di sangue fino a quando non fossero pagati gli stipendi ai dipendenti dell'Asl Napoli 1, è vittima di 15 anni di malgoverno della sinistra in Campania e del sistema di malaffare e sfascio che esiste in questa regione. Si vergognino tutti i politicanti di regime e la classe dirigente inetta che hanno fatto sì che questa donna diventasse il simbolo di chi per farsi ascoltare e sopravvivere deve arrivare a togliersi la vita". 
Napoli, 15 maggio 2010                                          L'Addetto Stampa del MIS con Rauti 

mercoledì 5 maggio 2010

CONTINUA LA RACCOLTA DI FIRME CONTRO I VERGOGNOSI PRIVILEGI DEI PARLAMENTARI A NAPOLI DEL MIS CON RAUTI !

CONTINUA LA RACCOLTA DI FIRME CONTRO I VERGOGNOSI PRIVILEGI DEI PARLAMENTARI A NAPOLI DEL MIS CON RAUTI !

COMUNICATO STAMPA
CONFERENZA STAMPA E RACCOLTA DI FIRME CONTRO I PRIVILEGI DEI
PARLAMENTARI DEL MIS CON RAUTI A NAPOLI!
Mercoledì 12 maggio, dalle ore 10,00 alle 14,00, in
Piazza
Dante - Napoli- avrà luogo una mobilitazione con
raccolta di firme per chiedere al Presidente della Repubblica e al Capo delGoverno
di abolire i privilegii dei parlamentari nazionali
(deputati e senatori), con megafonaggio, volantinaggio ed esposizione di tabelloni di
protesta.
Intervengono alla Conferenza Stampa: Raffaele Bruno, Vice
Segretario Nazionale Vicario del Movimento Idea Sociale con
Rauti, Vittorio Lamberti, Segretario Provinciale della
Federazione di Napoli, i Dirigenti Giuseppe Alviti, Tecla
Tricarico e Gennaro Raiola, militanti e iscritti al Partito.
Hanno aderito all'iniziativa l'Associazione Vento del Sud, i
Disoccupati Napoletani, il Comitato di cittadini contro i
privilegi dei parlamentari.
Napoli, maggio 2010
L'Addetto Stampa del MIS con Rauti
LA STAMPA E' INVITATA!

giovedì 29 aprile 2010

BRUNO: SOLIDARIETA' AI 1O MILA OPERATORI SANITARI SENZA STIPENDIO PER COLPA DELLA POLITICA SCELLERATA DI BASSOLINO!

BRUNO: SOLIDARIETA' AI 1O MILA OPERATORI SANITARI SENZA STIPENDIO PER COLPA DELLA POLITICA SCELLERATA DI BASSOLINO! 
 Sull'argomento il Vice segretario Nazionale vicario del Movimento Sociale con rauti Raffaele Bruno ha dichiarato: 

 "Duecimila operatori sanitari dell'Asl Napoli 1 sono senza stipendio a causa della politica scellerata e di sprechi di Bassolino. E' una vera vergogna, anche  perché a pagare i disagi saranno i cittadini malati e i degenti. Infatti, ci sono ospedali in fermento, interventi chirurgici rinviati, ambulatori in tilt. Mobilitazione generale dei sindacati, Ordine dei medici in rivolta. All'ospedale San Paolo sono saltati gli interventi chirurgici non urgenti. Al San Giovanni Bosco si parla di "ospedale in subbuglio". Al San Gennaro sono state sospese le prenotazioni. L'Associazione dei medici ospedalieri (Anaao) ha proclamato lo "stato di agitazione". Esprimo solidarietà ai diecimila operatori sanitari e chiedo ai cittadini penalizzati di scendere in piazza a protestare. La campania ha già pagato 15 anni di malgoverno della sinistra. E'm ora di voltare pagina e il governo Berlusconi deve subito intervenire per sanare il buco finanziario esistente".

Napoli, 29 aprile 2010                                     L'Addetto Stampa del MIS con Rauti

lunedì 26 aprile 2010

VOLANTINAGGIO DEL MIS CON RAUTI CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA NEL QUARTIERE PIGNASECCA A NAPOLI!


COMUNICATO STAMPA
VOLANTINAGGIO DEL MIS CON RAUTI CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA NEL QUARTIERE PIGNASECCA A NAPOLI! 
Una decina di militanti del gruppo giovanile del MIS con Rauti hanno effettuato un volantinaggio contro la pèrivatizzazione dell'acqua in uno dei Quartieri più popolare di Napoli: quello della Pignasecca, raccogliendo molti consensi tra la gente alle prese con l'aumento vertiginoso della bolletta e con l'erogazione di un acqua inbevibile che sgorga dai rubinetti. 

mercoledì 21 aprile 2010

MIS CON RAUTI: E' L'ORA DELLA LOTTA DI POPOLO. AIUTATECI A DIFENDERVI!





COMUNICATO STAMPA
Stampati 30 mila manifesti e 300 mila volantini per tutta la Campania per avviare una grande campagna di adesione al Movimento Sociale con Rauti. volantinaggi saranno organizzati in tutti i quartieri di Napoli e a salerno, Avellimo, Caserta e Benevento. Il Mis rilancia i temi della sua battaglia social popolare e chiama i giovani, le donne e i rappresentanti delle categorie e degli emarginati alla mobilitazione.
www.misconrauticampania.it

domenica 18 aprile 2010

BRUNO (MIS CON RAUTI): DOSSIER DEL MIS SUGLI SCAVI DI POMPEI AL MINISTRO BONDI!


BRUNO (MIS CON RAUTI): DOSSIER DEL MIS SUGLI SCAVI DI  POMPEI AL MINISTRO BONDI!

1) Manca un'adeguata manutenzione ordinaria e
straordinaria – molti manufatti stanno crollando e diverse
"insulae" rimangono chiuse al pubblico o sono solo in
minima parte usufruibili dai visitatori (tra i quali citiamo
le Case di Cecilio Giocondo, dei Quattro Stili, di Efobo,
quella degli Epigrammi greci, quella delle Nozze d'Argento
e perfino una casa visitabile come quella dei Vetti) versano
in condizioni di degrado assoluto – diversi mosaici stanno
crollando poiché non si effettuano i restauri
indispensabili da molti anni;
2) Si continuano ad indire gare, ad ordinare progetti e
appalti, utilizzando Società e Ditte esterne, quasi tutte
settentrionali, mortificando le professionalità esistenti
tra gli impiegati degli Scavi archeologici;
3) I 139 assunti addetti alla biglietteria e al controllo
senza concorso, senza titoli e per chiamata diretta che il
Movimento Idea Sociale con Rauti aveva denunciato sono
ancora al loro posto;
4) Gli Agenti di Pubblica Sicurezza del Servizio di
Vigilanza non hanno da anni, così come prevede il
regolamento interno, la divisa e la pistola, nonostante che
abbiano in tasca la tessera del Ministero degli Interni.
Stanno facendo una lunga battaglia per ottenere i loro
diritti ed ora si sentono dequalificati e demotivati;
5) Gli appalti e gli incarichi ad esterni sono continuati e
senza motivo alcuno, in quanto le maestranze interne
esprimono capacità e sufficienza, ma si preferisce
mobbizzarle, sottoutilizzarle e mortificarle;
6) Manca un Ambulatorio medico o una infermeria d'urgenza
degna di questo nome negli scavi di Pompei, di Ercolano e
in quelli di Oplonti;
7) Due antiche Officine esistenti negli Scavi Archeologici
di Pompei con maestri fabbri, elettricisti, falegnami ed
operai specializzati, sono state chiuse con pretesti assurdi
ed anche il settore restauri è stato di fatto soppresso.
Si preferisce appaltare lavori a Ditte private esterne e
tenere il personale umiliato a non fare alcunché;
8) Non si è ancora proceduto all'adeguamento delle
strutture che ospitano i lavoratori in entrambi gli Scavi
Archeologici alla Legge 626/94, inerente la messa in
sicurezza dei luoghi di lavoro e dei sistemi antincendio ed
anche l'illuminazione generale, nonostante
l'inaugurazione in "pompa magna" di un impianto
multicolore di luci nelle zone più in vista, rimane
insufficiente a Pompei, a Ercolano e a Oplonti;
9) Il sistema di controllo degli accessi per i visitatori,
con conta persone e relativi orologi, per i quali si spesero
oltre tre miliardi delle vecchie lire, non è mai andato in
funzione, tranne che parzialmente a Pompei, mentre a
Ercolano e a Oplonti la sicurezza è una vera e propria
chimera;
10) Da anni non si pagano gli straordinari ai lavoratori e
la gestione del personale è gestita con modi arroganti ed
antisindacale;
11) La gestione delle biglietterie è stata data in
appalto nonostante che tale lavoro poteva continuare a
svolgerlo il personale interno;
12) Anche il settore bagagliaio e accoglienza è stato
dato in appalto, nonostante molti dipendenti avessero
partecipato ad un corso di lingue pagato
dall'Amministrazione proprio per destinare a tale compito
gli addetti interni;
13) Molti affreschi di grande pregio presentano vistose
macchie di muffa già presente da anni, erbacce sono
presenti ovunque e tranne nelle strade principali, i segni
dell'incuria sono evidenti;
14) In Via dell'Abbondanza gli antichi marciapiedi sono
stati ricoperti con cemento bianco, senza fare neppure il
minimo tentativo di imitare l'antica pavimentazione, come
già fu fatto dal professore Ponticello per Via Mercurio;
15) Agli Scavi Archeologici di Ercolano la maggior parte
delle Case rimangono chiuse al pubblico ed abbandonate al
degrado più allucinante;
16) Sempre ad Ercolano manca un'uscita di sicurezza,
gli Scavi della Villa dei Papiri non sono ancora ultimati,
nonostante siano costati miliardi e si sta rischiando il
depauperamento di un grande patrimonio storico;
17) Anche agli Scavi Archeologici di Ercolano, come a
quelli di Pompei, i lavoratori svolgono le loro mansioni
senza tutela alcuna ed i sorveglianti, in particolare,
aspettano ancora di avere in dotazione le divise e le
pistole, così come previsto dalla Legge vigente;
18) Sempre ad Ercolano, molti reparti di grande valore
artistico e monumentale sono in balìa di ladri e di
malintenzionati e dipinti, affreschi, mosaici e solai stanno
andando in malora. Anche qui, tra un assurdo e colpevole
menefreghismo generale.
19) Mancano ovunque percorsi per favorire ai disabili la
fruizione degli Scavi, sia a Pompei, quanto ad Ercolano;
20) Rimangono carenti le condizioni igienico –
sanitario in cui versano i locali che ospitano il personale
nei relativi turni di guardia e ovunque si riscontra la
presenza di topi ed insetti vari.

Alla luce di tutto cio', il Movimento Idea Sociale chiede:

1) le immediate dimissioni del sovrintendente Pier Giovanni
Guzzo, il quale stranamente cambiano i governi, ma lui
rimane inamovibile, nonostante le provate incapacita'
gestionali e dei Direttori degli Scavi di Pompei dott.
D'Ambrosio Antonio e degli Scavi di Ercolano dott. Guido
Baldo Maria Paola;

2) la costituzione da parte del Ministro ai Beni Culturali

di una commissione d'inchiesta sugli Scavi di
Pompei ed Ercolano;


3) al Ministero competente Sandro Bondi si chiede anche
l'immediata convocazione di una delegazione politica onde
verificare la volontà da parte del ministro di prendere
atto delle nostre denunce;

4) la rimozione del capo dipartimento del ministero dei beni
culturali, colpevole di non aver vigilato sull'incredibile
degrado già abbondantemente denunciato,
esistente sia negli scavi di Pompei quanto
in quelli di Ercolano.

Resta, in conclusione, inteso che qualora non dovessero
essere prese in considerazione i punti sopra esposti, il
Movimento Idea Sociale, continuerà la battaglia di
denuncia con pubbliche manifestazioni, anche di protesta
clamorosa, e si rivolgerà alla Magistratura e a tutti gli
organi preposti per fare rispettare la Legge, allo scopo di
fare piena luce sull'intera incredibile vicenda e per
accertare se nel comportamento della dirigenza della
Soprintendenza Archeologica di Pompei ed Ercolano e dei
rispettivi Direttori responsabili non si riscontrino
omissioni e/o violazioni

sabato 17 aprile 2010

BRUNO: ATTENZIONE LA POVERTA' AUMENTA. IL MOMENTO E' FAVOREVOLE AGLI USURAI!


 

COMUNICATO STAMPA
BRUNO: ATTENZIONE LA POVERTA' AUMENTA. IL MOMENTO E'
FAVOREVOLE AGLI USURAI!
Sull'argomento il Vice Segretario Nazionale Vicario e
Responsabile del Dipartimento per le Politiche del
Mezzogiorno del Movimento Idea Sociale con Rauti Raffaele
Bruno ha dichiarato:
"L'acqua alla gola è una diabolica minaccia per mettere le
mani nel sacco dell'usura. Gli ultimi dati dicono che in un
anno, solo in Italia, oltre un milione sono state le vittime
dello strozzinaggio. Le famiglie povere che rischiano di
finire negli artigli dell'esosità sono circa due milioni e
mezzo, soprattutto nel Sud d'Italia, dove aumentano anche le
famiglie povere che non ce la fanno a provvedere
all'alimentazione. Tra aumenti sconsiderati delle tasse,
crisi economica e perdita di posti di lavoro, la situazione
si fa drammatica. Il governo intervenga subito ad aiutare le
famiglie in difficoltà, diversamente andremo sempre di
più verso una grave disperazione sociale, dove si potranno
intravedere scenari drammatici e turbolenti".
Napoli, aprile 2010 L'Addetto Stampa Mis con Rauti

mercoledì 7 aprile 2010

BRUNO (MIS CON RAUTI): VIA TUTTI I DOPPI INCARICHI. IL CENTRO DESTRA NON PREDICHI BENE E RAZZOLI MALE!


BRUNO (MIS CON RAUTI): VIA TUTTI IDOPPI INCARICHI. IL CENTRO DESTRA NON PREDICHI BENE E RAZZOLI MALE!
  Sull'argomento il Vice Segretario Nazionale Vicario del Movimento Idea Sociale con Rauti e Responsabile del Dipartimento per le Politiche del Mezzogiorno del Partito Raffaele Bruno ha dichiarato:
   "Chiedo a tutti gli esponenti del centro destra di Napoli e della Campania di rinunciare a tutti i livelli (Comuni, Regione, Provincie, Municipalità, Parlamento e Governo) ai doppi e tripli incarichi, che rappresentano comportamenti da Prima Repubblica ed una vergognosa pratica di mala politica e cattivo esempio per i giovani.  Mi riferisco anche ad eventuali assessori che il neoeletto Presidente della Regione Campania Caldoro  dovesse nominare tra i Consiglieri regionali neo eletti del centro destra. Se si vuole voltare pagina occorre dare l'esempio. Il centro destra non può predicare bene e razzolare male!"
Napoli 7 aprile 2010                                                         L'Addetto Stampa del MIS con Rauti

martedì 6 aprile 2010

MESSAGGIO INVIATO DA UN MILITANTE CMUNISTA A RAFFAELE BRUNO CHE CI ONORA!


MESSAGGIO INVIATO DA UN MILITANTE COMUNISTA A RAFFAELE BRUNO SU FACEBOOK CHE CI ONORA!
Massimo Marzano 24 marzo alle ore 15.30 Segnala
Ciao Raffaele,pur essendo io un autentico militante di sinistra,un comunista con la C maiuscola,e perdippiù militante nelle liste dei disoccupati organizzati che lottano per il progetto Bros,sento lo stesso di apprezzarti per davvero per la viva campagna di sensibilizzazione che operi con passione in città,fra la gente,in merito ai tanti enormi problemi che da sempre affliggono la nostra città,come puoi capire io odio sia Berlusconi e sia quel tipo di destra affarista,camorrista e speculatrice,però apprezzo le persone di destra,anche estrema,come te,che veramente si battono per il sociale e sono veramente al fianco della povera gente,allo stesso modo di noi veri militanti di sinistra,ti saluto con grande rispetto e non smettere mai di lottare per i diritti dei deboli,degli sfruttati e degli emarginati della nostra povera città,ciao Raffaè!!!

lunedì 5 aprile 2010

PERCHE' INTENSIFICARE L'AZIONE DI "VENTO DEL SUD" (di Raffaele Bruno)


"PERCHE' "VENTO DEL SUD"
 di Raffaele Bruno
Presidente di Vento del Sud

Lo stridente squilibrio territoriale fra il Nord e il Sud del nostro Paese, che è anche causa della caduta complessiva del livello di competitività della nostra economia, produce tensioni sociali sempre più gravi. Ma ormai il problema non ha più solo una dimensione economica; anzi, viene molto più in evidenza l'aspetto sociale e politico, perché la soluzione della questione si sposta sulla capacità di organizzare il territorio, in modo che il Mezzogiorno possa partecipare alla rivoluzione tecnologica nel contesto europeo e mondiale, che sta dimostrandosi anche veicolo adatto a velocizzare i tempi di recupero della modernizzazione.

Occorre dotare il Sud di meccanismi decisionali in grado di valorizzare energie e potenzialità sinora inespresse ed occorre anche mettere in atto subito tutti gli sforzi concreti per tutelare la sicurezza, lo sviluppo e la valorizzazione delle Regioni meridionali.

Per questo, dopo tanti anni di impegno politico a difesa del Sud, abbiamo costituito un'Associazione libera e indipendente che abbiamo chiamato "Vento del Sud", poiché si propone di attingere alle radici della cultura meridionale per proiettarsi nel futuro. Attraverso la trasposizione nella realtà del nostro tempo della cultura tradizionale della civiltà italiana, mediterranea ed europea, della concezione organica dello Stato, della Comunità Nazionale, dei valori dello spirito, della solidarietà, della tutela, della dignità umana ed anche del lavoro, del lavoratore, del suo ambiente e della partecipazione. "Vento del Sud" si propone anche, nei suoi scopi principali, la valorizzazione e la difesa dei prodotti tipici meridionali e la conservazione dei sapori e saperi antichi, oltre che, più in generale, la difesa degli usi, dei costumi e delle tradizioni della gente del Sud.

Deve valere per il Sud dell'Italia quanto vale per i Paesi poveri e per le aree depresse all'interno di quelli ricchi: bisogna che superino rapidamente le differenze apparentemente incolmabili.

Occorre anche mettere da parte il vecchio meridionalismo piagnone per affrontare i problemi del Sud con una visione geopolitica e con la dignità di chi vuole efficacemente concorrere allo sviluppo complessivo del Paese per accrescerne la competitività.

A partire dalla fine degli Anni Ottanta la politica italiana ha subito una fase di "settentrionalizzazione". Dal Nord arrivò una forte domanda di liberalizzazione di sviluppo, di maggiore rappresentatività istituzionale. La "rivoluzione italiana" degli anni scorsi si è realizzata anche come riequilibrio geografico del rapporto cittadini-classe dirigente, se si considera la forbice che si era venuta definendo tra un ceto politico-istituzionale a maggioranza di provenienza meridionale e la società settentrionale in forte evoluzione.

Quando affermiamo che bisogna liberare il Mezzogiorno da alcune esperienze che non possiamo neppure definire del passato, perché sono tuttora presenti, ci riferiamo anche al diffuso fenomeno della criminalità organizzata. Nessuna rivoluzione tecnologica potrà risolvere i problemi connessi all'occupazione del territorio da parte di gruppi criminali che controllano il flusso dei finanziamenti e deteriorano la qualità della vita. La restituzione del Mezzogiorno d'Italia alla legalità è compito dello Stato, perché le organizzazioni criminali influiscono pesantemente sulla possibilità di attuare una corretta economia, essendo per loro natura portate ad inquinare il fondamentale principio di concorrenza.

Con questo nuovo impegno invochiamo perciò una secessione dai luoghi comuni, dalla vecchia politica, dalle retoriche che hanno condannato le popolazioni meridionali al ricatto del consenso contro clientele. Non ci sono ovviamente ricette pronte, ma c'èil dibattito da riaprire, ci sono strategie da proporre, analisi da approfondire, progetti da elaborare. Passeremo, quindi, dalla protesta alla proposta e dalla proposta al confronto, promuovendo dibattiti, convegni, incontri ed anche indicando i malfattori che da troppo tempo, col loro malgoverno offendono la dignità del popolo meridionale.

Partiamo fiduciosi, quindi, con questa nuova avventura per fare soffiare quel nuovo vento positivo a favore del nostro Sud. Ci tentiamo con il solito impegno e passione, consci che tanto lavoro c'è ancora da fare.

sabato 3 aprile 2010

I: SIGNORAGGIO E CRISI ECONOMICA (di Raffaele Bruno)





SIGNORAGGIO E CRISI ECONOMICA
di Raffaele Bruno 
Il nostro Paese è sempre più povero a causa di un debito pubblico in continuo aumento che comporta un'elevata pressione fiscale. Il debito pubblico è un'invenzione costruita da politici e banchieri al fine di arricchire gli azionisti privati della Banca Centrale italiana e quella europea.
In passato, le banche che emettevano denaro lo garantivano con la copertura aurea, si impegnavano a convertire le banconote in oro e sostenevano un costo di emissione. Oggi, le monete non sono coperte da riserve di oro, non sono convertibili e il loro costo di emissione è praticamente zero, ma il guadagno di chi le emette e le vende, ossia il signoraggio, è del 100% del valore nominale. Quando lo Stato domanda soldi alla Banca Centrale paga il costo del valore nominale (e non il solo costo tipografico) con titoli del debito pubblico, ossia impegnandosi a riscuotere crescenti tasse dai cittadini e dalle imprese. Tutto ciò avviene attraverso la Banca Centrale Europea, un mostro giuridico creato dal Trattato di Maastricht, esente da ogni controllo,  come un vero e proprio Stato sovrano, posto al disopra delle parti. Dal bilancio della Banca Centrale Europea risulta che nel Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) ci sono circa 50 miliardi di Euro che spettano allo Stato italiano e che il Governo dovrebbe recuperare.

Siamo dinnanzi un "Signore" che usa lo Stato, il fisco e la pubblica amministrazione, per realizzare un sistema costituzionale e di disinformazione allo scopo di nascondere i suoi traffici e fini, realizzando un'illusione di legalità. Un sistema di potere che si è eretto e mantenuto sul fatto di essere ignorato dalla gente, soprattutto dai lavoratori, dai risparmiatori e dai contribuenti. Il libro è di facile comprensione sia per chi si interessa di politica e finanza sia per il lettore non specialista. Gli autori propongono alla gente comune di rivolgersi alla Magistratura per porre fine a questo saccheggio monetario.
   La Banca Centrale emette denaro per un valore, supponiamo, di mille miliardi di Euro. Quel valore, quei mille miliardi, di chi sono? A chi appartiene la moneta, il valore del denaro, nel momento in cui viene emessa dalla Banca Centrale? Alla Banca Centrale stessa, che quindi ha diritto di farsela pagare dallo Stato? O allo Stato, al popolo, che quindi non dovrebbe pagare né il denaro né gli interessi alla Banca Centrale quando ha bisogno di denaro? Si tratta di una questione fondamentale, perché dalla risposta che essa riceve, dipende essenzialmente l'indebitamento dello Stato. Il fatto che l'esercizio del potere monetario attraverso la Banca Centrale è uno strumento di potere dei banchieri sullo Stato, trova conferma in come le istituzioni statali sono impegnate a equivocare e a mentire in tutte le sedi, anche parlamentari, per coprire il fatto che la Banca d'Italia cede a caro prezzo denaro che a essa niente costa e a cui non è essa a dare il valore, ossia il potere di acquisto. Il potere di acquisto, come abbiamo visto, glielo conferisce il mercato, la gente, attraverso la domanda di denaro. La Banca Centrale non ha "prodotto" il valore del denaro, eppure si comporta come se fosse proprietaria del medesimo denaro, in quanto lo cede allo Stato (e alle banche commerciali) in cambio di titoli di Stato e contro interessate. Questo fatto è paradossale. È come se il tipografo, incaricato dagli amministratori della società calcistica organizzatrice di una partita di stampare 30.000 biglietti di ingresso per le partite del campionato, col prezzo di € 20 stampato su ogni biglietto, chiedesse come compenso per il suo lavoro di stampa € 600.000, in base al fatto che i biglietti che ha prodotto "valgono" € 20 cadauno. È vero che essi "valgono" € 20 ciascuno, ma che essi abbiano un valore non dipende dal tipografo, bensì dall'associazione sportiva che ha formato la squadra, procurato il campo da gioco e organizzato la partita, sostenendo i relativi costi e producendo la domanda di quei biglietti, senza la quali questi niente varrebbero. Gli amministratori della società sportiva lo sanno bene, ma il tipografo in parte li ricatta e in parte li lusinga perché promette loro che, se gli pagheranno l'ingiusto compenso richiesto, egli darà loro un lauto regalo e i fondi per farsi rieleggere alle prossime elezioni del consiglio di amministrazione. Altrimenti, finanzierà altri candidati e una campagna di stampa contro i consiglieri onesti. Il potere bancario si comporta come quel tipografo, e i governanti si comportano come i consiglieri ricattati e lusingati dell'associazione sportiva, riconoscendo alla Banca Centrale la proprietà o titolarità del valore del denaro che emette, stampato o scritturale che sia, e in cambio di esso indebitano ingiustamente e illogicamente proprio il popolo, che è il soggetto che, col suo lavoro e con la sua domanda, ossia col mercato, conferisce valore al denaro. Per questa ragione, oltre che in base al principio costituzionale della sovranità popolare, al momento in cui viene emesso, il denaro, il suo valore, dovrebbe logicamente essere ed essere trattato come proprietà del popolo e, per esso, dello Stato. Assolutamente lo Stato non dovrebbe indebitare se stesso e il popolo verso una Banca Centrale, pubblica o privata che sia, per ottenere denaro. Al contrario, ciò è proprio quanto succede incessantemente. Ma vi è di peggio: la Banca Centrale, cioè i suoi azionisti, oltre ad appropriarsi, a danno dello Stato, del valore del denaro che essa emette, nei suoi propri conti segna questo valore non all'attivo ma al passivo, simulando un debito ed evitando, così, di pagare le tasse su quello che è un puro incremento di capitale e che, come tale, dovrebbe essere interamente tassato. L'ovvio ragionamento che abbiamo testé svolto è stato già sottoposto al Parlamento, attraverso interrogazioni parlamentari, nel 1994 e nel 1995. Entrambe le risposte elusero il problema, affermando che la Banca Centrale (allora, cioè, la Banca d'Italia) non sarebbe proprietaria dei valori monetari, ossia del valore del denaro emesso, perché il denaro emesso costituirebbe sempre un passivo, un debito; e che, perciò, giustamente la Banca d'Italia lo iscriveva come posta passiva nel proprio bilancio. Come i membri competenti dei due governi interessati non potevano ignorare, queste risposte sono del tutto contrarie alla verità. Innanzitutto, la risposta fornita è contraddetta dal comportamento dei governi medesimi – di tutti i governi. Infatti, se i governi fossero coerenti con l'affermazione che il denaro, il valore monetario, non appartiene alla Banca emittente, perché lo Stato continua a dare qualcosa (i titoli del debito pubblico) in cambio di Lire o Euro? E se il denaro emesso costituisse una passività, un debito, perché mai lo Stato dovrebbe comperarlo pagandolo con titoli del debito pubblico, che costituiscono un credito per chi li riceve? Si è mai visto che qualcuno paghi un altro per farsi cedere un debito? Ma le risposte del governo sono anche false giuridicamente, perché il denaro non è affatto un debito per la Banca che lo emette. Se fosse un debito, dovrebbe poter essere incassato dal portatore presso la Banca medesima, mediante conversione in oro, e il portatore della banconota aveva il diritto di farsela cambiare in oro dalla Banca Centrale che l'aveva emessa, come avveniva una volta, fino al 1929 circa, quando il denaro era convertibile in oro. Anche in tempi successivi al 1929, molte banconote portavano la scritta "Pagabile a vista al portatore". Ma pagabile in che cosa, dato che esse non erano convertibili in oro? In realtà, quei biglietti non erano pagabili in alcun modo e quella scritta era una menzogna per ingannare il pubblico e fargli credere che i biglietti di banca fossero convertibili in qualcosa avente valore proprio o che la banca si fosse indebitata per emetterli, il che è falso (mentre era vero in un ormai lontano passato). Del resto, è naturale che nessun governo potrebbe permettersi di dare risposte veridiche a simili questioni, perché ammetterebbe che la sua vera funzione è defraudare i cittadini e gli elettori per arricchire un'élite finanziaria che detiene il vero potere. Ma quanto sopra costituisce solo la punta dell'iceberg. Perché il grosso, circa l'85%, del denaro esistente e circolante al mondo, non è denaro vero, emesso da Banche Centrali, ma denaro creditizio, ossia aperture di credito e disponibilità di spesa create dal nulla dalle banche commerciali, le quali, attraverso questa creazione continua di nuovo denaro creditizio, si impossessano di quote crescenti del potere d'acquisto complessivo della popolazione mondiale. Ecco perché il Movimento Idea Sociale, unitamente all'Associazione Vento del Sud  è impegnata a promuovere centomila cause contro le banche per ottenere risarcimenti per i clienti che hanno subito l'usura, l'anatocismo e l'arroganza di chi massacra i contribuenti.  La battaglia è dura ma non ci spaventa. Abbiamo già fatto manifestazioni sotto la Banca d'Italia a Napoli e un convegno all'hotel Jolly. E andremo avanti ancora, perché questa è la battaglia delle battaglie, per difendere il popolo dall'arroganza del potere economico e finanziario, veri padroni del mondo.

LA BATTAGLIA CONTINUA. PRESTO SAREMO DI NUOVO IN PIAZZA!